Cappella della Crocefissione

Gli affreschi attribuiti in passato alla bottega di Marco Pino da Siena, artista al servizio del monastero dei Ss. Severino e Sossio a Napoli, sono stati riconosciuti dal prof. Vincenzo Pugliese come opera di Andrea Bordone, l’artista romano attivo in Puglia tra il 1596 e il 1629. La committenza della Cappella, se si può attribuire ai Duchi Carafa , ci può far pensare alla sapiente ispirazione teologica del benedettino Valeriano di Franco, fratello di Giovanni di Franco, autore catanese della prima opera storica sul santuario andriese risalente al 1606.

Nella cappella della Crocifissione della basilica mariana andriese, le sibille sono quattro (la Persica, la Delfica, la Cumana, l’Eritrea), alternate ai profeti Davide, Giona, Osea, Isaia, e alle scene della Passione.

Le pitture della Cappella della Crocifissione sono databili entro il 1606, anno della descrizione del di Franco e nelle mura perimetrali rappresentano quattro scene della Passione di Cristo: Gesù nel Getsemani, Cristo flagellato, Cristo coronato di spine, Gesù che sale il Calvario, mentre la scena centrale della Crocifissione domina l’altare maggiore, anche se priva del Crocifisso di gesso che è stato sostituito da un affresco; il paliotto dell’altare è affrescato con l’immagine della Deposizione. Accanto all’affresco di Gesù nel Getsemani abbiamo l’immagine del re Davide con la profezia (mi hanno dato fiele per cibo e nella sete mi hanno dato da bere aceto). Dall’altro lato della scena del Getsemani abbiamo la Sibilla Persica (con mani velenose lo percuoteranno e lo copriranno di parole minacciose). Segue la profezia di Giona (Giona rimase nel ventre del pesce per tre giorni e per tre notti). Accanto vediamo la scena della flagellazione, con un altro oracolo, quella della sibilla Delfica (ecco verrà il giorno e Dio illuminerà le fitte tenebre). Ad un alto della scena della incoronazione di spine si trova Osea con la profezia (Li libererò dalla mano della morte e li redimerò dalla morte; o morte sarò la tua morte, o inferno sarò il tuo morso). All’altro lato la sibilla Cumana (Tramonterà il sole a mezzogiorno e si oscurerà di luce il giorno, e al terzo giorno lo risusciterò). Infine, ai lati della scena della salita al Calvario abbiamo il profeta Isaia e la sibilla Eritrea. La profezia di Isaia è:lo colpii per le iniquità del mio popolo. L’oracolo della Sibilla (mi daranno il fiele per cibo e l’aceto per la sete, e mi prepareranno questa mensa di inospitalità).

Si chiude così un’epoca molto feconda di quella che noi oggi chiamiamo “inculturazione”, un incontro tra la cultura classica e quella giudaica-cristiana. Nella sequenza degli affreschi di Andria ne abbiamo un bel esempio, che sollecita anche lo sguardo dell’uomo contemporaneo, a saper trovare semi di verità e attese di salvezza in tutte le culture.

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